Presunte detenzioni segrete negli Stati membri del Consiglio d'Europa

Pratiche illegali della CIA


Presunte detenzioni segrete negli Stati membri del Consiglio d’Europa


L’azione avviata dal Consiglio d’Europa fa seguito alle accuse riportate nel 2005 dal Washington Post e dalla ONG Human Rights Watch circa l’esistenza, sul territorio di Stati membri del Consiglio d’Europa, di presunti centri di detenzione segreti della CIA. In data 1 novembre 2005, l’Assemblea parlamentare ha deciso di aprire un’inchiesta per la quale il senatore svizzero Dick Marty è stato nominato relatore.

Nel 2006 e nel 2007, l’Assemblea ha adottato due importanti rapporti sull’indagine riguardante i trasferimenti illegali e le detenzioni segrete di prigionieri in certi Stati membri, che hanno posto in risalto la vicenda di Khaled el-Masri, esempio particolarmente ben documentato di tali pratiche illegali da parte della CIA. Tali rapporti hanno dato luogo a indagini parlamentari e giudiziarie in numerosi paesi.
 

Il 13 dicembre 2012, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha pronunciato una sentenza storica nel caso el-Masri c. “ex Repubblica jugoslava di Macedonia”. Si tratta della prima condanna da parte di una Corte internazionale della pratica dei trasferimenti illegali e delle detenzioni segrete della CIA, che la Corte ha assimilato alle sparizioni forzate e ai trattamenti crudeli e inumani.

Assemblea parlamentare

13 dicembre 2012: il Presidente dell’APCE esprime soddisfazione per la sentenza della Corte di Strasburgo nel caso el-Masri

il Presidente dell'APCE Jean-Claude Mignon nel commentare la decisione della Corte.

 


Nel suo ultimo rapporto presentato nel 2011 , il relatore Dick Marty passa in rassegna le varie indagini parlamentari e giudiziarie avviate dopo che i suoi due importanti rapporti cinque anni prima avevano espressamente citato i governi europei che avevano ospitato le prigioni segrete della CIA o avevano collaborato in materia di trasferimenti forzati o di torture. Il relatore conclude affermando che il ricorso ingiustificato alla dottrina del "segreto di stato" protegge ancora oggi troppo spesso i servizi segreti da ogni controllo del loro coinvolgimento in violazioni dei diritti umani.



Segretario generale

''Il Segretario generale del Consiglio d’Europa può, in virtù dell’Articolo 52 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, richiedere a “ogni Alta Parte contraente […di fornire] le spiegazioni richieste sul modo in cui il proprio diritto interno assicura l’effettiva applicazione di qualsiasi disposizione della presente Convenzione.

Il 14 giugno 2006, l’allora Segretario generale Terry Davis pubblica un rapporto relativo ai presunti voli di trasferimento (rendition flights) e ai casi di detenzione illegale, nell’ambito dell’inchiesta da lui condotta ai sensi del suddetto Articolo, con proposte concrete ai governi europei, invitandoli a promulgare leggi destinate a controllare le attività dei servizi segreti stranieri in Europa, a rivedere le condizioni dell’immunità degli Stati, e a fare un uso migliore dei controlli esistenti per il sorvolo dei territori, comprendenti la richiesta di atterraggio e la perquisizione di voli civili impiegati ai fini di uno Stato.

Corte europea dei diritti dell’uomo

Attualmente sono cinque i ricorsi presentati davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo relativi alle operazioni di trasferimento di prigionieri in detenzione segreta condotte dalla CIA in Stati membri del Consiglio d’Europa (contro “ex Repubblica jugoslava di Macedonia”, Polonia, Italia, Lituania e Romania), molti dei quali sulla base delle indagini del senatore Dick Marty.


Sentenza nel caso El-Masri (13 dicembre 2012)

La Corte ha concluso che vi sono state numerose violazioni della Convenzione nel caso El-Masri c. "ex Repubblica jugoslava di Macedonia". Il ricorrente, cittadino tedesco di origine libanese, ha lamentato di essere stato arrestato e torturato a Skopje, essendo sospettato di appartenere a un’organizzazione terroristica, e di essere stato consegnato alla CIA, che lo trasferito e imprigionato in un luogo di detenzione segreta in Afghanistan. La Corte ha stabilito la responsabilità della “ex Repubblica jugoslava di Macedonia” per le torture e i maltrattamenti subiti dal ricorrente nel paese, nonché per il suo trasferimento alle autorità statunitensi nell’ambito di una “consegna straordinaria”.

Altre istituzioni del Consiglio d’Europa

Il Commissario per i diritti umani

In due dei suoi “Human Rights Comments” pubblicati per segnare il decimo anniversario degli attacchi terroristici dell’11 settembre, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa si è riferito, nel settembre 2011, ai ripetuti appelli di Dick Marty per un’assunzione di responsabilità da parte dei governi europei:


Il Comitato anti- tortura (CPT)

  • Nel suo rapporto sulla sua visita nel settembre 2010 in Romania, il CPT contesta l’assenza di un’indagine giudiziaria sulla presunta esistenza di una prigione segreta della CIA nel paese. Nella loro risposta, le autorità rumene hanno respinto tali accuse, ribadendo che l’inchiesta non ha permesso di dimostrarne l’esistenza e che pertanto, per insufficienza di prove, per loro il caso è chiuso.
     
  • Nel suo rapporto sulla sua visita nel giugno 2010 in Lituania, il CPT contesta la tempestività e l’accuratezza dell’indagine preliminare del Procuratore generale della Lituania sull’abuso di ufficio, ancora in corso in quel momento. Nella loro risposta, le autorità lituane hanno indicato che “non sono stati raccolti dati oggettivi sull’accusa di abuso (né di qualsiasi altro atto criminosi) nel corso dell’istruttoria” e che di conseguenza non ci sarà nessuna incriminazione.

La Commissione di Venezia

In un parere pubblicato nel marzo 2006, gli esperti giuridici della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa hanno indicato che, conformemente alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e di altre norme del diritto internazionale, gli Stati membri hanno l’obbligo di rifiutare il consenso al trasporto di prigionieri sul loro territorio, quando esiste il rischio di tortura. Se sussiste tale sospetto, dovrebbero essere tenuti a perquisire gli aerei civili o vietare il sorvolo sul proprio territorio da parte di aeromobili di Stato.

 

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