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Sessione dell’Assemblea parlamentare: 21-25 giugno 2010

EMBARGO FINO AL MOMENTO IN CUI È PRONUNCIATO 21.06.2010

Comunicazione del Comitato dei Ministri dinanzi all’Assemblea parlamentare, presentata da Antonio Milososki, ministro degli Affari esteri della "ex Repubblica Jugoslava di Macedonia", Presidente del Comitato dei Ministri

Signor Presidente, Signore e Signori,

È per me un grande onore rivolgermi a questa Assemblea per la mia prima relazione in qualità di Presidente del Comitato dei Ministri. Ho già avuto il piacere di accogliere alcuni di voi per la riunione della Commissione permanente, svoltasi a Skopje lo scorso maggio, e ho molto apprezzato gli scambi franchi e costruttivi che abbiamo avuto in quell’occasione. Oggi è tuttavia la prima volta che mi rivolgo a questa Assemblea in seduta plenaria. Vi dicevo che per me è un grande onore, ma è anche motivo di profondo orgoglio, poiché è la prima volta che il mio paese assume la presidenza del Comitato dei Ministri, 15 anni dopo la sua adesione al Consiglio d’Europa.

Sappiamo che ogni presidenza si sforza di costruire ponti tra quelle che l’hanno preceduta e le seguenti. Ci adoperiamo quindi per garantire la continuità e la coerenza delle attività del Comitato dei Ministri. È un approccio che ci pare tanto più importante proprio in questo momento in cui l’Europa e il Consiglio d’Europa, la più antica delle organizzazioni politiche europee, si trovano a un difficile crocevia e devono mostrarsi all’altezza delle sfide della nostra epoca.

Il mio paese è determinato a interpretare la sua presidenza nel senso di contribuire alla realizzazione della missione fondamentale dell’Organizzazione, e cioè la tutela dei diritti umani, il rafforzamento della democrazia e dello stato di diritto. Il suo obiettivo è quello di proseguire sulla scia dei progressi già realizzati dai suoi predecessori, arricchendoli con il suo specifico contributo, finalizzato alla costruzione di una società europea multiculturale e più inclusiva.

La nostra presidenza coincide con il 60° anniversario della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questo strumento giuridico del Consiglio d’Europa, unico nel suo genere e altamente apprezzato, ha costituito il punto di partenza della nostra riflessione e ci ha fornito profondi spunti e fonti di ispirazione per la definizione delle priorità della nostra presidenza. Malgrado la difficile situazione economica che sta attraversando l’Europa, è essenziale garantire la perennità del sistema di protezione dei diritti dell’uomo istituito dalla Convenzione, sia a livello nazionale, che a livello dell’Organizzazione stessa. Tale convincimento è stato ribadito ai massimi livelli dello stato dal nostro Presidente, Gjorge Ivanov, nel corso del suo incontro con il Presidente della Corte europea dei diritti dell’uomo lo scorso 10 giugno.

Al riguardo, desidero confermare che forniremo il nostro pieno sostegno al processo di Interlaken e al rispetto delle scadenze che sono state fissate nella Dichiarazione e nel Piano d’azione di Interlaken.

Tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre organizzeremo, nel quadro della nostra presidenza, una conferenza sul tema “Rafforzare la sussidiarietà: come integrare la giurisprudenza della Corte nella legislazione e nella prassi nazionale”, che rientra pienamente nell’ambito delle decisioni prese dal Comitato dei Ministri l’11 maggio scorso. Rappresentanti di tutti gli Stati membri e della vostra Assemblea saranno invitati a partecipare a questo evento per fornire il loro contributo a una discussione che ci auguriamo sarà fruttuosa su questa importante questione, nella prospettiva della riforma della Corte.

In tale contesto, apprezzo particolarmente l’entrata in vigore, il 1° giugno, del Protocollo n° 14, che rappresenta una prima tappa del processo destinato ad accrescere l’efficacia della Corte. In un recente incontro a Ohrid con il Presidente Costa, abbiamo avuto un interessante scambio di opinioni sull’impatto che avrà sulle attività della Corte, ma anche sul rafforzamento dei meccanismi di esecuzione delle sentenze della Corte.

La nostra seconda priorità riguarda la pluralità culturale in Europa. Mira a istituire, in un ambito sempre più multiculturale, una società maggiormente inclusiva, che rispetti la diversità e la veda come uno degli elementi necessari per lo sviluppo economico e sociale dei nostri Stati membri. In questo campo, abbiamo la fortuna di disporre di un insieme di norme ben definite dal Consiglio d’Europa.

Rafforzare la coesione sociale delle società europee, in particolare integrando le minoranze nazionali, nel rispetto della loro diversità, è un obiettivo essenziale per la nostra presidenza. Nel discorso inaugurale che ho pronunciato in occasione di una conferenza su questo tema, svoltasi a Skopje il 7 e 8 giugno, ho posto l’accento sull’importanza della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa per la protezione delle minoranze nazionali. È stato per me motivo di grande soddisfazione vedere la partecipazione della vostra Assemblea a tale evento, come pure di numerosi altri partner istituzionali e internazionali. La conferenza ha evidenziato che la cooperazione a ogni livello - internazionale, nazionale e locale– rappresenta un prerequisito essenziale per l’applicazione dell’articolo 15 della Convenzione quadro, riguardante l’effettiva partecipazione delle persone appartenenti a minoranze nazionali alla vita culturale, sociale ed economica, e agli affari pubblici, intesa come il modo più concreto per realizzare una integrazione di fatto. Il Consiglio d’Europa appare al riguardo come una piattaforma di buone prassi e dobbiamo scambiare le nostre esperienze per trovare soluzioni appropriate a ogni singolo caso.

L’integrazione dei gruppi emarginati, quali i Rom, figura del resto tra gli obiettivi del Consiglio d’Europa. La nostra presidenza si impegna a trattare alcuni dei gravi problemi concreti che devono affrontare i Rom, tra i quali, per esempio, la possibilità di ottenere documenti d’identità personali. Abbiamo organizzato una conferenza regionale sulla questione a Skopje il 14 e 15 giugno, che ha permesso di confermare certe osservazioni e conclusioni contenute nel rapporto dell’Assemblea intitolato “La situazione dei Rom in Europa e le attività pertinenti del Consiglio d’Europa”, di cui dibatterete domani. Nonostante i temi rattristanti trattati dalla Conferenza, abbiamo potuto constatare con piacere che vi hanno partecipato numerosi Rom, provenienti da istanze governative, nonché eletti locali, parlamentari e rappresentanti di ONG. Il che dimostra che la situazione si sta evolvendo, seppur lentamente, e che i Rom sono sempre maggiormente coinvolti nelle decisioni che li riguardano direttamente. Non dobbiamo peraltro accontentarci di questi primi risultati.

Il mio paese vanta una lunga tradizione di modelli di convivenza culturale e religiosa. Ci è pertanto sembrato naturale impegnarci attivamente a favore del dialogo interculturale e più particolarmente della sua dimensione religiosa. In tale contesto, dal 13 al 14 settembre, accoglieremo a Ohrid l’Incontro 2010 del Consiglio d’Europa sulla dimensione religiosa del dialogo interculturale, che quest’anno sarà dedicato al ruolo che possono svolgere i media nella promozione di tale dialogo. Sono stato informato che la vostra Assemblea parteciperà a tale manifestazione, e me ne rallegro.

Il futuro dell’Europa dipende dalla mobilitazione della gioventù a favore dei suoi valori. Per questa ragione, abbiamo deciso, nel quadro della terza priorità della nostra presidenza, di porre l’accento sulla partecipazione delle giovani generazioni ai processi democratici europei, e più particolarmente nell’Europa del sud-est.

Attraverso quest’importante iniziativa, cercheremo di offrire ai giovani della nostra regione un’opportunità di voltare pagina superando un difficile passato e di instaurare rapporti più saldi, che li guideranno nella loro vita attuale e futura.

Lanceremo tale concetto a Ohrid, il 10 e 11 settembre. Conto particolarmente sul sostegno e sulla partecipazione di tutti i paesi della regione, oltre che degli altri Stati membri del Consiglio d’Europa, per creare per le giovani generazioni una piattaforma di scambi in grado di stimolare la loro partecipazione al processo decisionale politico e alle riforme democratiche dei loro rispettivi paesi. Apprezzeremo molto il sostegno della vostra Assemblea a questa iniziativa.

D’altra parte, l’attenzione del Comitato dei Ministri continua ad essere attirata da numerose questioni politiche di grande rilevanza. La prima, che ha costituito il tema centrale della sessione ministeriale dell’11 maggio scorso, riguarda la Bosnia-Erzegovina ed è di scottante attualità, in considerazione, in particolare, della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Sedjić e Finci contro Bosnia-Eregovina. In tale occasione, la presidente uscente del Comitato dei Ministri, Micheline Calmy-Rey, ed io abbiamo rilasciato una dichiarazione congiunta, nella quale abbiamo esortato le autorità della Bosnia-Erzegovina a dare la priorità alle modifiche della Costituzione e della legislazione del loro paese per renderle conformi alle disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Mi sono poi recato personalmente a Sarajevo, dove ho incontrato, il 1° giugno, il mio omologo il ministro Sven Alkalaj. Nel ribadire l’appello lanciato l’11 maggio, gli ho garantito che il Consiglio d’Europa è pronto a fornirgli l’assistenza e il sostegno necessari per portare a buon fine la riforma costituzionale.

La situazione osservata in alcuni altri Stati membri richiede ugualmente l’attenzione del Comitato dei Ministri. Per quanto concerne la crisi costituzionale in Moldova, il Comitato dei Ministri ha vivamente incoraggiato le forze politiche moldave ad adoperarsi per risolvere la crisi costituzionale, rivolgendosi in particolare alla Commissione di Venezia.

In tale contesto, vorrei esprimere il mio apprezzamento al Segretario generale per i risultati ottenuti dalla sua opera di mediazione per risolvere la questione. Mi compiaccio altresì della volontà espressa dalle autorità moldave di cooperare strettamente con il Consiglio d’Europa per realizzare un insieme di riforme nel campo della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti umani.

In qualità di Presidente del Comitato dei Ministri, intendo proseguire gli sforzi intrapresi dai miei predecessori e dall’insieme del Comitato dei Ministri per affrontare le conseguenze degli eventi dell’agosto 2008 in Georgia. Mi compiaccio della volontà del Segretario generale di intensificare l’azione dell’Organizzazione in merito a questa questione. Mi auguro che le proposte da lui presentate al Comitato dei Ministri in tal senso potranno essere rapidamente concretizzate.

Per le questioni testé citate, è importante proseguire i nostri sforzi in modo congiunto, per rispondere in maniera ottimale alle sfide attuali che si pongono al Consiglio d’Europa.

Il rafforzamento della posizione strategica dell’Organizzazione deve andare di pari passo con l’intensificarsi della cooperazione nello spazio europeo, in modo particolare con l’Unione europea. Come è stato fatto con la presidenza spagnola dell’Ue, la nostra presidenza intratterrà rapporti che ci sforzeremo di rendere i più stretti possibili con la presidenza belga nei prossimi mesi.

Mi compiaccio dell’impegno dell’Unione di aderire alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e non posso fare altro che ribadire l’appello lanciato nel corso della sessione ministeriale dell’11 maggio, affinché i negoziati siano portati a termine al più presto e un’adesione possa intervenire quanto prima. Spero che lo scambio di opinioni che i Delegati dei Ministri avranno il 7 luglio con Viviane Reding, Vicepresidente della Commissione europea, permetterà di preparare il terreno in tal senso.

Allo scopo di consolidare la sua influenza e affermare la sua competenza in materia di protezione dei diritti e delle libertà fondamentali, il Consiglio d’Europa deve rafforzare la cooperazione con tutti i suoi partner internazionali. La nostra presidenza farà ogni sforzo per cooperare strettamente con il Kazakistan, che ha assunto la presidenza dell’OSCE nel 2010.

Il 10 giugno scorso, mi sono recato a Vienna, dove ho presentato dinanzi al Consiglio permanente dell’OSCE la nostra visione delle sfide da superare per ottenere un buon coordinamento delle nostre attività. Ho sottolineato i rispettivi vantaggi delle due organizzazioni, la cui associazione non potrà che contribuire in modo duraturo a garantire il rispetto dei valori comuni che difendiamo.

Le questioni sollevate dai membri della Commissione permanente in occasione della riunione di maggio a Skopje mi hanno indotto a cogliere l’occasione della mia presenza a Vienna per visitare l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, dove ho avuto uno scambio di vedute molto utile sulla cooperazione con il Consiglio d’Europa. Sono stato informato che l’Assemblea esaminerà il rapporto dedicato a tale questione nella seduta di giovedì. Al riguardo, consentitemi di insistere sul fatto che dovremmo avvalerci al massimo delle complementarietà esistenti tra le nostre strutture, e dei nostri scambi di dati e di analisi.

Dal 28 al 29 maggio 2010, ho partecipato al 3° Forum dell’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite, che si è svolto a Rio de Janeiro. Ho preso la parola a nome del Comitato dei Ministri dinanzi a numerosi rappresentanti internazionali per ricordare al Forum l’impegno del Consiglio d’Europa e la sua vasta competenza normativa nei comuni settori di attività, quali il dialogo interculturale, la gestione democratica della diversità e le politiche a favore della gioventù. Ho esposto le attività dei diversi organi del Consiglio d’Europa in questi settori, comprese quelle della vostra Assemblea.

Infine, consentitemi alcune osservazioni sui rapporti tra il Comitato dei Ministri e l’Assemblea parlamentare. È mio più vivo auspicio che le buone relazioni che abbiamo potuto osservare tra i nostri due organi sotto la presidenza svizzera proseguano nel prossimo semestre.

A seguito della riunione tra l’Ufficio di presidenza del Comitato dei Ministri e il Comitato presidenziale dell’Assemblea, svoltosi lo scorso 26 aprile, organizzerò un’analoga riunione giovedì prossimo. Desidero ringraziare il Segretario generale per il rapporto da lui preparato relativo al miglioramento del dialogo e della cooperazione tra i due organi statutari dell’Organizzazione e attendo con interesse i risultati della discussione che si terrà al riguardo durante la riunione del Comitato misto, giovedì prossimo.

Per parte mia, desidero un dialogo franco, informale e costruttivo con la vostra Assemblea nel corso di prossimi mesi e so di potere contare sul vostro sostegno per portare avanti le priorità della nostra presidenza.

Vi ringrazio dell’attenzione e sono a vostra disposizione per rispondere alle vostre domande.